γνῶθι σαυτόν” ovvero “conosci te stesso”

Una rivoluzione interiore per  rendere la propria vita più soddisfacente

Mi torna in mente questa frase, posta all’ingresso del celeberrimo oracolo di Delfi, per una strana coincidenza. Appena terminato di leggere “Quaderno proibito” di Alba de Céspedes, ho iniziato “1984” di George Orwell: epoche e ambientazioni differenti, molto differenti, eppure l’azione, in entrambi i romanzi, prende le mosse da una scena analoga: l’acquisto di un quaderno.

Valeria, protagonista del “Quaderno proibito”, compra il suo una domenica mattina:

“…era domenica, uscii di casa piuttosto presto al mattino…Dal tabaccaio c’era molta gente. Nell’aspettare il mio turno, col denaro già pronto, vidi una pila di quaderni nella vetrina…”Mi dia anche un quaderno”…

Anche Winston Smith, protagonista di “1984”, ne acquista uno da un rigattiere:

“Era particolarmente bello…Lo aveva visto nella vetrina di una piccola bottega di rigattiere…e si era sentito subito invadere dal travolgente desiderio di averlo”.

Entrambi, personaggi dissimili, appartenenti ad epoche diversissime, vivono quel quaderno come una trasgressione e iniziano a scrivere un diario che condurrà entrambi su sentieri sconosciuti e incerti. Entrambi devono nascondere quel diario e con lui il loro vero Sé, che a fatica si delinea pagina dopo pagina.

Cosa succede ai due protagonisti alle prese con un quaderno clandestino? Succede che iniziano a manifestare la parte “segreta” di sé, quella parte di cui non possono parlare e manifestare nell’agire-pensare-sentire quotidiano, ma di cui possono scrivere al riparo di sguardi indesiderati.

Tutto ciò che i nostri protagonisti celano nella loro vita quotidiana prende forma e si svela tra le pagine del diario, quasi un altro Sé, sconosciuto al Sé protagonista dell’agire giornaliero. E il Sé che si svela “tra le righe” è “altro” rispetto a quello visibile ed è una parte autentica, nascosta e persino inaccettabile.

I protagonisti svelano nella scrittura ciò che non possono o non vogliono dirsi e riconoscere.

E in ciò che scrivono si rivelano persone molto più profonde, intelligenti, empatiche delle persone che sono e vivono nel quotidiano. Il Sé notturno, nascosto, velato è assai più ricco, interessante, raffinato di quello legato ad un ruolo dettato da pregiudizi e costrizioni, impermeabile al contatto ricco e fecondo che proviene dai messaggi dettati dai propri pensieri, emozioni, sensazioni fisiche.

Entrambi, anche se in modi molto differenti, avrebbero potuto utilizzare la conoscenza di sé per rivoluzionare le loro vite. E infatti entrambi hanno fatto dei tentativi di indirizzare su sentieri nuovi e più autentici la propria storia, ma alla fine hanno rinunciato a seguire le indicazioni dettate dal Sé che si è svelato nella scrittura: cambiare non è né facile, né scontato e a volte percorrere nuove strade può essere rischioso (entrambi i protagonisti hanno corso rischi nel corso della narrazione),o essere percepito così.

Valeria brucerà il suo diario e si costringerà nel ruolo di mamma tout-court, ruolo che detestava e che non corrispondeva affatto alle sue più autentiche inclinazioni, Winston Smith rinuncerà a lottare, tradirà la donna amata e finirà per schierarsi dalla parte del Grande Fratello.

Ambedue i finali lasciano amareggiato il lettore.

Ma noi possiamo leggere le loro storie e, al riparo delle pagine di un libro, darci il permesso di intraprendere la nostra scelta rivoluzionaria: possiamo prendere anche noi un quaderno, vederne la copertina, sentire l’odore della carta, scegliere una penna e sentirla scorrere, indugiare, riprendere a farla correre rapida seguendo il flusso di pensieri, emozioni, sensazioni che la vita quotidiana oscura, cela e, soprattutto, distorce. Lì, sulla carta, possiamo abbandonare il velo della menzogna o dell’opportunità dettata dal ruolo, nessuno leggerà quelle pagine contro la nostra volontà, ma ciascuno di noi può spargervi pensieri ed emozioni in libertà, svelarsi a se stesso e a quel punto chiedersi: “io chi sono?”, “cosa voglio farne della mia vita?”. Ed ecco che scoprire se stessi, conoscersi, può essere “rivoluzionario” e lo si può fare attraverso la scrittura, la lettura, con una terapia, oppure stando ben attenti ai segnali che la vita offre.

Svelarsi può davvero aiutarci ad entrare in contatto con il nostro nucleo più profondo e, se vogliamo,  ad indirizzare la nostra vita sulla strada dell’autenticità, della coerenza, dell’empatia, della cooperazione, l’unica che può renderci se non felici, soddisfatti di noi, di quello che siamo, di quello che stiamo costruendo con la nostra storia.

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Sabrina ciuffreda

Sabrina ciuffreda

Psicologa Psicoterapeuta e Terapista EMDR

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