Dissociazione cognitiva e Cura della Mente: Festinger, Orwell e Dostoevskij

Leon Festinger introdusse nel 1957 il concetto di “dissonanza cognitiva” in quanto aveva osservato che le persone provano una sensazione di disagio in situazioni in cui vivono una contraddizione tra quello che pensano e quello che fanno, o in cui hanno informazioni discordi che rendono penosa una scelta oppure sono chiamati in causa valori in contrasto tra loro.

In risposta a tali esperienze interiori contraddittorie e al fine di ridurre il disagio, le persone, osservò Festinger, cercavano di mettere a tacere il tarlo interiore inventando, in modo più o meno consapevole, delle bugie, a volte davvero paradossali.

Festinger era dunque giunto alla conclusione che l’essere umano sta bene quando si trova in una condizione di coerenza (altrimenti detta consonanza) rispetto alle proprie convinzioni e azioni, in tal caso si parla di “consonanza cognitiva”, cioè il soggetto mette in atto comportamenti, in termini di azioni fisiche o mentali, coerenti fra loro, creando una situazione emotiva accettabile e rispondente alle aspettative che la persona ha su se stessa.

Nel caso in cui, invece, un individuo attivi comportamenti o idee divergenti fra loro, dà origine ad una incoerenza, cioè ad una situazione di dissonanza cognitiva che crea un disagio psicologico. Per ritrovare serenità, equilibrio, stima di sé, senso di identità personale l’individuo attiverà delle soluzioni mentali, che gli consentiranno di compensare l’incoerenza.

Festinger ipotizzò tre modi per diminuire l’incongruenza psicologica:

  • Il pensiero incoerente viene modificato, senza verificarne la veridicità, per renderlo più somigliante all’altro
  • Le giustificazioni a favore dell’atteggiamento incongruente vengono moltiplicate e scelte fra quelle ammesse anche a livello sociale
  • Le risposte contraddittorie vengono selezionate tra quelle meno dissonanti

In presenza di contraddizioni e di azioni del tutto incoerenti con il nostro sistema di valori e di pensiero, adottare una di queste strategie consente un’autogiustificazione che ripristina il rispetto e la stima di sé. Questo stravolgimento della realtà permette di evitare di divenire consapevoli che il comportamento messo in atto e le decisioni prese non sono giuste per noi.

Salviamo davvero il nostro mondo interiore in questo modo?

Prenderò qualche spunto di riflessione dalla letteratura, infatti sia Orwell che Dostoevskij ci invitano a guardare con prudenza a queste strategie.

Il sistema di pensiero invocato dal Grande Fratello in “1984” per ottenere il controllo della mente e del comportamento dei cittadini-sudditi si richiama in modo stringente alla “coerenza” ottenuta attraverso la menzogna.

Il bipensiero invocato da O’Brien per ottenere la sottomissione di Winston è la ricerca attiva di modalità per ignorare la dissonanza cognitiva e potenziare un pensiero del tutto illogico in cui è vero tutto e il contrario di tutto, in cui due più due può fare quattro, ma anche cinque, se così decide il Partito.

O’Brien sollevò la mano sinistra, il dorso rivolto verso Winston, con il pollice nascosto e le quattro dita ben tese.

“Quante dita ho alzato, Winston?”

“Quattro”

“E se il Partito dice che non sono quattro ma cinque, quante sono allora?”

“Quattro.”…

…A noi non interessano gli stupidi reati che hai commesso. Al Partito non interessa l’atto palese: ci interessa solo il pensiero

Orwell ci indica in modo chiaro quale sia la chiave per sottomettere i popoli: intralciare e opacizzare il pensiero eliminando la dissonanza cognitiva che, se ascoltata, capita, rivestita di significato, può essere il vero motore di un profondo cambiamento e crescita interiore.

Dare senso al disagio creato da un’incoerenza permette di analizzare la realtà sia interna, cioè riferita a se stessi, che esterna, cioè riferita al mondo reale e questa consapevolezza permette di prendere decisioni coerenti con il proprio mondo interiore, decisioni autentiche, che favoriscono una proficua integrazione dei processi emotivi-cognitivi-di comportamento.

La lettura della realtà può essere molto dolorosa, ma avere cura della propria mente, mantenerla coerente e salda è l’unico baluardo che possa consentire all’essere umano di affrontare in modo vincente le avversità, di trovare soluzioni, di mantenere alta la stima di sé.

Colui che mente a se stesso e dà ascolto alla propria menzogna arriva al punto di non saper distinguere la verità né dentro se stesso, né intorno a sé e, quindi, perde il rispetto per se stesso e per gli altri.” (segue)

Fedor Michajlovic Dostoevskij – I fratelli Karamazov

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Sabrina ciuffreda

Sabrina ciuffreda

Psicologa Psicoterapeuta e Terapista EMDR

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