La mia formazione viene da lontano: la rivelazione di sé e l’VIII canto dell’Odissea

Torniamo con un balzo alle origini della cultura occidentale, in quella Grecia del V sec.a.c. che riconosciamo come la culla della nostra civiltà. C’è un momento struggente che fonda il nostro “essere occidentale”, il modo di intendere il sapere psicologico e il senso d’identità personale. Immergiamoci nell’VIII canto dell’Odissea: Ulisse è alla corte di Alcinoo, il re ha dato un grande banchetto in onore dello sconosciuto naufrago approdato chissà come sulla sua costa.

Alcinoo intuisce trattarsi di un uomo a cui dedicare un trattamento speciale, ma non sa chi sia, né Ulisse si svela. Nel mezzo del banchetto l’aedo Demodoco inizia a rievocare gli ultimi eventi della guerra di Troia. Ulisse è molto turbato e chiede al cantore di raccontare  lo stratagemma del cavallo di legno. L’aedo con grande maestria ricorda l’intera vicenda:  la finta  partenza degli Achei e il dono del cavallo lasciato sulla spiaggia, le perplessità dei Troiani, che comunque lo trascinano in città, la devastazione della rocca ad opera degli Achei che si erano nascosti all’interno del cavallo, pronti ad aprire le porte della città ai Greci con il calare della notte. Ulisse, colto nella sua essenza, si commuove e piange. Alcinoo, quindi,  chiede al suo ospite chi egli sia.  A quel punto inizia il racconto di Ulisse, che non si nasconde più e a sua volta inizia a narrare, a svelare la sua  storia, a rivelare la sua identità: Un Io che si connette con le emozioni e con il pensiero di un Tu può riconoscersi, aprirsi al racconto di sé, può dire chi è, svelare la sua personalità.

L’essenza del mio lavoro come terapeuta è proprio nell’ incontro tra un Io che si relaziona con un Tu, dal contatto prende forma una storia. E’ tra le pieghe di quella storia che riemergono i significati profondi di un’esistenza, il coraggio di riappropriarsene  e di riprendere un cammino forse interrotto, forse faticoso, forse condotto su strade poco in sintonia con il vero Sé.

Il mio approccio si fonda sulle possibilità che si aprono all’interno di una relazione in cui sia possibile per il terapeuta sintonizzarsi sull’altro e costruire nuove consapevolezze sia in terapia individuale, sia nel lavoro con le coppie, sia nei gruppi di Libroterapia.

In fondo ogni persona che chiede aiuto è un po’ Ulisse, naufrago e solo che, nel silenzio di una notte senza stelle, attende qualcuno che faccia risuonare la sua storia.

Per saperne di più: Pio Scilligo, Io e Tu, vol. I,II,II, IFREP ed.

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Sabrina ciuffreda

Sabrina ciuffreda

Psicologa Psicoterapeuta e Terapista EMDR

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