Scelta del partner, Mito e Mandato familiare nel romanzo di Laura Esquivel “Dolce come il cioccolato”

Una incredibile storia d’amore si snoda attraverso dodici improbabili ricette di cucina, che contengono, enfatizzano, trasmettono lo stato d’animo di due amanti che la vita  ostacola in ogni modo possibile.

Poco più che adolescenti Pedro e Tita vengono travolti da una passione sensuale, coinvolgente, esclusiva, l’uno per l’altra. Un’antica tradizione familiare, però, impedisce la loro unione. Tita, essendo la minore delle figlie di mamma Elena, è destinata ad accudirne la vecchiaia e quindi non può sposarsi. Viene proposta a Pedro la sorella maggiore, Rosaura e il ragazzo, giovane e ingenuo, accetta il matrimonio con il solo scopo di restare vicino alla donna amata.

Toccò a Tita e alla sua fedele nutrice preparare la torta per le nozze di Pedro e Rosaura, una torta immensa, fatta con ben 170 uova e condita con le copiose e inarrestabili lacrime di Tita.

Il legame e il segreto messaggio  racchiuso nelle  ricette che Tita realizzerà nel corso della storia, si rivelerà subito: la festa di nozze termina in un diluvio di lacrime e di nausea “Rosaura, tra conati di vomito, fu costretta ad abbandonare il tavolo d’onore”. E solo dopo mesi “Pedro capì che non poteva astenersi più a lungo dal suo dovere di inseminatore…”.

Questo l’incipit, ricette, storie, affetti e crudeltà continueranno ad intrecciarsi e a fondersi per parlarci di amore, di mandato familiare, di rivalità tra sorelle, di maternità, di amicizia.

Cos’è “Amore” in questo romanzo?

E’ la passione esclusiva e ineludibile di Tita e Pedro, unione di anime e di corpi che si sintonizzano al di là di ogni ostacolo. E’ la passione sensuale di Gertrudis, sorella di Tita, che si lascia libera di vivere al di là di convenzioni sociali e norme morali, ma che ritorna alle sue radici piena di malinconia.  E’ l’amore pronto al sacrificio di  John, che sa capire l’animo di Tita e lo rispetta, è l’amore  materno di Tita per i nipoti,  l’amore della nutrice Nacha per Tita e di Tita per la sua Nacha, che, impiantata nel suo cuore, oggetto buono, supportivo, accudente, non l’abbandonerà mai.

L’Amore è ciò che unisce gli elementi, le persone, in un unico viluppo, è quella immensa coperta che accompagna la vita di Tita e che ingloba i suoi dolori e le sue gioie. In questo romanzo tutto palpita, tutto parla, la casa, i cibi, gli animali, tutto sembra partecipare del senso ultimo degli avvenimenti.

La vicenda di Tita e Pedro è particolarmente significativa in quanto permette di svelare cosa sia il “mandato familiare” e quanto possa essere invasivo per lo sviluppo della personalità  e per la scelta del partner.

Cosa si intende per “mandato familiare”?

Il “mandato familiare” è ciò che ogni individuo è implicitamente chiamato a portare avanti nella sua vita (M.Andolfi, 1987). Ogni famiglia ha una sua immagine idealizzata – il mito- che funge da modello di interpretazione della realtà. Il mito ha una funzione prescrittiva in merito a ruoli da ricoprire,  valori da perseguire,  modalità di comportamento relazionale e  scelte da fare (tra cui la scelta del partner),

La scelta del partner è il risultato di una mescolanza tra il mito (con il suo relativo mandato) e la ricerca di soddisfacimento di bisogni più personali; il prevalere dell’uno o dell’altro dipenderà dalla forza di ciascuno di questi elementi e dalla relazione che una persona ha con la sua famiglia di origine (C Angelo, 1999).

Quanto più il mito è adattabile e ricco, tanto più flessibili saranno le possibilità di sviluppo e di scelta del partner per i membri della famiglia; quando invece una componente tende a prevalere sulle altre, questa avrà un peso nell’indirizzare la scelta in un’unica o in poche direzioni.

La possibilità di scegliere  il partner in modo libero e creativo, per poter instaurare una relazione di “dolce dipendenza” in cui vengano soddisfatti sia i bisogni di protezione e  accudimento, che quelli di crescita personale, libertà e autonomia, è in rapporto al grado di differenziazione raggiunto dall’individuo e alla sua capacità di elaborazione del mito stesso, è quindi correlato  con il suo grado di autonomia e individuazione.

Se un legame significativo sopravvive sulla base di bisogni insoddisfatti, tenderà a ripetersi immodificato  nei confronti delle nuove figure di riferimento e l’Altro verrà  visto per il ruolo e la funzione che assolve rispetto a bisogni e aspettative che appartengono alla relazione originaria, quindi l’Altro  non viene visto per quello che è, ma per il ruolo che deve assumere.

Un figlio già genitorializzato all’interno della propria famiglia di origine tenderà ad assumere un ruolo genitoriale all’interno della coppia e a vedere l’Altro come immaturo.

Oppure ciascun partner pensa di “non avere” una qualche caratteristica , che cerca nell’Altro. In questo caso l’accudimento è reciproco, ma una relazione di mutuo soccorso e assistenza è penalizzante per la crescita sia individuale che di coppia.

Se entrambi i partner sono figli genitorializzati, la vita di coppia si regge su un imponente sistema di “doveri”, che rappresentano il sistema di valori per entrambi.

In altri casi  entrambi i partners  hanno bisogno di dipendere dalla famiglia di origine  ed evitano l’intimità permettendo alle stesse  l’ “intrusione” all’interno della coppia,

In altri casi la coppia viene “adottata” da una delle famiglie di origine, si verifica comunque il mancato svincolo degli adulti, visti come “immaturi” e incapaci di  farcela da soli.

Secondo Andolfi e Angelo bisogna decifrare il mandato assegnato a ogni membro della famiglia e introdurvi elementi di cambiamento. Elaborare il mito significa distanziarsi, separarsi da esso, ma anche accettarlo e farlo proprio per quegli aspetti che non minacciano l’individualità e l’autostima, ma al contrario possono essere utili per costruirsi un senso di appartenenza e identità.

Tita e Pedro, letti in quest’ottica, sono due personaggi molto complessi.

Entrambi si assimilano al mito familiare, che vuole lei “guardiana della vecchiaia della madre” e lui “inseminatore” : entrambi “funzionali al sistema”, non Persone con pensieri-sentimenti-voglia di agire in modo autonomo e autodeterminato.

Nel romanzo risalta in modo davvero esplicito come il negare l’Altro e renderlo un oggetto funzionale al sistema-famiglia possa condurre alla follia: Tita si rifugia nel mutismo e nella pazzia  dopo la morte del nipotino, che lei aveva allevato come un figlio nutrendolo con il suo seno. Mamma Elena aveva preteso che  Pedro, Rosaura e il bambino cambiassero città  per separare Tita e Pedro, ma il piccolo, privato del nutrimento, morì ben presto. Questo episodio del romanzo ci mostra come il sistema familiare possa essere davvero nocivo per una persona che potrebbe non avere la forza sufficiente per opporsi ai ricatti affettivi del sistema stesso e per i bambini, vittime di adulti che,concentrati sui propri bisogni, sono incapaci di sintonizzarsi su quelli dei più piccoli

Pur di mantenere la sua omeostasi il sistema è pronto a sacrificare uno o più  dei suoi membri, invece un sistema flessibile, che sa accogliere, ascoltare, adattarsi ai bisogni, al sentire, al pensare dei vari componenti  può evolvere e permettere al singolo di crescere e di sviluppare le sue risorse.

Torniamo al romanzo, Tita, in preda alla follia per il dolore, recupera e rinsalda il suo vero Sé allontanandosi dal sistema-famiglia e aprendosi all’amore.

A questo punto il sistema si sfalda, mamma Elena muore, Pedro trova il coraggio di dichiarare il suo amore e di amare Tita, ma, troppo “impregnato” nel suo ruolo di marito, non ha il coraggio di contrastare la moglie e ne asseconda le richieste.  Rosaura  pretende che Pedro mantenga il suo ruolo di marito per mantenere una facciata di rispettabilità. Una storia comune, antica e moderna nello stesso tempo, ma Rosaura pagherà cara l’ipocrisia: ancora una volta e come in tutto il romanzo, gli stati d’animo, i vissuti interiori si traducono in esperienze e Rosaura inizierà a mandare cattivo odore e a gonfiarsi, fino a morirne.

La vita e le vicissitudini di Tita e Pedro serviranno a spezzare le catene di un mandato familiare che aveva costretto una figlia a legare la propria vita a quella della propria madre e a rinunciare al suo partner, solo Esperanza, figlia di Rosaura e Pedro, ma allevata da Tita, sarà  libera di scegliere il suo compagno e di decidere con lui che tipo di vita condurre.

 Riflettiamo su quanto possa essere potente ancora oggi il richiamo verso la famiglia di origine e il mandato che essa assegna.

Il mandato familiare può essere fonte di appartenenza e di radice da cui sviluppare nuove famiglie portatrici di vita, oppure catena di lealtà, che lega il futuro al passato in un circolo di dipendenza che ostacola lo sviluppo delle  risorse personali, e, nelle nuove coppie, la possibilità di creare un significato condiviso che consenta di  realizzare o almeno di lottare per poter rendere reali i propri sogni nella vita.

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Sabrina ciuffreda

Sabrina ciuffreda

Psicologa Psicoterapeuta e Terapista EMDR

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